_________
(*) Il compartimento deve estendersi ad un solo piano.
_________
Sono consentiti compartimenti, di superficie complessiva non superiore a 4.000 m², su più piani, a condizione che il carico di incendio, in ogni piano, non superi il valore di 30 kg/m² e che sia installato un impianto automatico di rivelazione ed allarme di incendio in tutti gli ambienti.
E’ consentito che il compartimento abbia una superficie superiore a 4000
m2 e fino ad 8000 m2 con l’ulteriore condizione che sia
installato un impianto di spegnimento automatico esteso al compartimento
interessato.
Gli elementi costruttivi di separazione tra compartimenti devono soddisfare i requisiti di resistenza al fuoco indicati al punto 19.1.
Le separazioni e comunicazioni con i locali a rischio specifico devono essere congruenti con quanto previsto dalle specifiche norme, ove emanate, oppure secondo quanto specificato nel presente decreto.
19.4. Piani interrati.
È richiesto il rispetto del punto 6.4.
6.4 Piani interrati
Le aree comuni a servizio del pubblico possono essere ubicate non oltre il
secondo piano interrato fino alla quota di -10,00 m. Le predette aree ubicate
a quota compresa tra -7,50 e -10,00 m, devono essere protette mediante
impianto di spegnimento automatico ad acqua frazionata comandato da impianto
di rivelazione di incendio.
Nei piani interrati non possono essere ubicate camere per ospiti.
19.5. Corridoi.
È richiesto il rispetto del punto 6.5 con eccezione delle porte delle camere, che devono avere caratteristiche non inferiori a RE 15 con autochiusura. La prescrizione relativa all'installazione delle porte RE 15 non si applica alle attività ubicate in edifici a non più di 3 piani fuori terra in cui la capienza non superi i 40 posti letto ed il carico di incendio in ciascun piano non superi i 20 kg/m². È consentito, altresì, che le porte delle camere non abbiano caratteristiche RE 15, quando l'attività è protetta da un impianto automatico di rivelazione ed allarme di incendio installato nei corridoi e nelle camere per ospiti.
6.5 Corridoi
I tramezzi che separano le camere per ospiti dai corridoi devono avere
caratteristiche di resistenza al fuoco non inferiore a REI 30. Le porte delle
camere devono avere caratteristiche non inferiore a RE 30 con dispositivo di
autochiusura.
19.6. Scale.
In edifici con più di due piani fuori terra e di altezza antincendi fino a 32 m le scale ad uso esclusivo devono essere di tipo protetto. Negli edifici di altezza superiore, le scale devono essere del tipo a prova di fumo.
Le caratteristiche di resistenza al fuoco dei vani scala e delle porte di accesso alle scale devono essere conformi con quanto previsto al punto 19.1.
Ogni vano scala deve avere una superficie netta di aerazione permanente in sommità come previsto al punto 6.6 ultimo comma.
Le camere per ospiti devono comunicare con il vano scala attraverso corridoi. La comunicazione diretta di tali camere con i vani scala è consentita, purché tramite disimpegno con porte di resistenza al fuoco congrua con quanto richiesto al punto 19.1.
In alternativa è ammessa la comunicazione diretta di camere con il vano scala
purché il carico di incendio delle stesse non superi 20 kg/m2 e le
caratteristiche di resistenza al fuoco della porta d’ingresso siano congrue
con quelle del vano scala.
Per i vani scala ad uso promiscuo si rimanda a quanto impartito al successivo punto 20.5 (strutture ricettive servite da vie di uscita ad uso promiscuo).
19.7. Ascensori e montacarichi.
Deve essere rispettato il punto 6.7. Le caratteristiche di resistenza al fuoco devono essere congrue con il punto 19.1.
6.7 Ascensori e montacarichi
Gli ascensori ed i montacarichi non possono essere utilizzati in caso di
incendio, ad eccezione degli ascensori antincendio definiti al punto 6.8.
Gli ascensori e i montacarichi che non siano installati all'interno di una
scala di tipo almeno protetto, devono avere il vano corsa di tipo protetto,
con caratteristiche di resistenza al fuoco congrue con quanto previsto al
punto 6.1.
Le caratteristiche di ascensori e montacarichi debbono rispondere alle
specifiche disposizioni vigenti di prevenzione incendi.
Art. 20. Misure per l'evacuazione in caso in incendio.
Le caratteristiche delle vie di esodo devono essere poste in relazione alle caratteristiche delle strutture ricettive e degli edifici entro cui queste sono ubicate, secondo quanto di seguito indicato.
20.1. Affollamento - Capacità di deflusso.
Devono essere rispettati i punti 7.1 e 7.2, salvo il caso indicato al successivo 20.5 (vie di uscita ad uso promiscuo).
7.1 Affollamento
Il massimo affollamento è fissato in:
- aree destinate alle camere: numero dei posti letto;
- aree comuni a servizio del pubblico: densità di affollamento pari a 0,4
persone/m2, salvo quanto previsto al punto 8.4.4;
- aree destinate ai servizi: persone effettivamente presenti più il 20 %.
Limitatamente ai locali adibiti a sala da pranzo e colazione sono consentiti
valori di densità di affollamento inferiori a quelli previsti al precedente
capoverso, risultanti da apposita dichiarazione del titolare dell’attività,
tenendo conto dei reali posti a sedere, a condizione che l’esercizio di detti
locali rientri nelle responsabilità dello stesso titolare.
7.2 Capacità di deflusso
Al fine del dimensionamento delle uscite, le capacità di deflusso devono
essere non superiori ai seguenti valori:
- 50 per il piano terra;
- 37,5 per i piani interrati;
- 37,5 per gli edifici sino a tre piani fuori terra;
- 33 per gli edifici a più di tre piani fuori terra.
In alternativa è consentito adottare capacità di deflusso non superiore a 37,5
per i piani superiori al terzo fuori terra in presenza di impianto di
rivelazione e segnalazione d’incendio esteso all’intera attività, tranne che
nelle camere degli alberghi fino a 100 posti letto già dotate di porte RE 15
con dispositivo di autochiusura.
E’ consentito adottare, per ogni piano diverso dal piano terra, capacità di
deflusso non superiore a 50 alle seguenti condizioni:
a) installazione di impianto di rivelazione e di segnalazione d’incendio
esteso all’intera l’attività;
b) adozione di scale protette;
c) uscita verso l’esterno direttamente dalla scala protetta.
In alternativa al punto c) può essere adottata una delle seguenti condizioni:
- realizzazione delle scale e dei corridoi che adducono alle scale con
materiali di classe 0 di reazione al fuoco, ad eccezione di eventuali corsie
di camminamento centrale ammesse in classe 1 di reazione al fuoco, ed
installazione di porte almeno RE 15 a protezione delle camere; installazione
nelle camere di coperte e copriletto di classe 1 di reazione al fuoco e di
guanciali, sedie imbottite, poltrone, poltrone letto, divani, divani letto e
sommier di classe 1 IM;
- realizzazione delle scale e dei corridoi che adducono alle scale con
materiali di classe 0 di reazione al fuoco, eliminazione completa dalle scale
stesse e corridoi di ogni altro materiale combustibile, ad eccezione di
eventuali corsie di camminamento centrale, ammesse in classe 1 di reazione al
fuoco; installazione di porte almeno RE 15 a protezione delle camere.
20.2. Larghezza delle vie di uscita.
È consentito utilizzare, ai fini del deflusso, scale e passaggi aventi larghezza minima di m 0,90 computati pari ad un modulo ai fini del calcolo del deflusso.
Sono ammessi restringimenti puntuali purché la larghezza minima netta,
comprensiva delle tolleranze, sia non inferiore a 0,80 m, a condizione che
lungo le vie di uscita siano presenti soltanto materiali di classe 0 ad
eccezione di eventuali corsie di camminamento centrale, ammesse in classe 1 di
reazione al fuoco.
Le aree ove sia prevista la presenza di persone con ridotte o impedite capacità motorie devono essere dotate di vie di uscita congruenti con le vigenti disposizioni in materia di superamento ed eliminazione delle barriere architettoniche.
20.3. Larghezza totale delle uscite.
La larghezza totale delle uscite deve essere verificata secondo quanto previsto al punto 7.6, con esclusione delle strutture ricettive servite da scale ad uso promiscuo.
7.6 Larghezza totale delle uscite
La larghezza totale delle uscite da ogni piano, espressa in numero di moduli,
è determinata dal rapporto tra il massimo affollamento previsto e la capacità
di deflusso del piano.
Per le strutture ricettive che occupano più di due piani fuori terra, la
larghezza totale delle vie di uscita che immettono all'aperto viene calcolata
sommando il massimo affollamento previsto in due piani consecutivi, con
riferimento a quelli aventi maggiore affollamento.
Nel computo della larghezza delle uscite sono conteggiate anche le porte
d'ingresso, quando queste sono apribili verso l'esterno.
E' consentito installare porte d'ingresso:
a) di tipo girevole, se accanto è installata una porta apribile a spinta verso
l'esterno avente le caratteristiche di uscita;
b) di tipo scorrevole con azionamento automatico, unicamente se possono essere
aperte a spinta verso l'esterno (con dispositivo appositamente segnalato) e
restare in posizione di apertura quando manca l'alimentazione elettrica.
Le eventuali scale mobili non devono essere computate ai fini della larghezza
delle uscite.
20.4. Vie di uscita ad uso esclusivo.
20.4.1. L'edificio è servito da due o più scale.
Il percorso di esodo, misurato a partire dalla porta di ogni camera e da ogni punto dei locali comuni, non può essere superiore a:
a) 40 m: per raggiungere una uscita su luogo sicuro o su scala di sicurezza esterna;
b) 30 m: per raggiungere una scala protetta, che faccia parte del sistema di vie di uscita.
La lunghezza dei corridoi ciechi non può essere superiore a 15 m.
Le suddette lunghezze possono essere incrementate di 5 m, qualora venga realizzato quanto segue, in corrispondenza del percorso interessato:
i materiali installati a parete e soffitto siano di classe 0 di reazione al fuoco, e non sia installato materiale suscettibile di prendere fuoco su entrambe le facce;
sia installato, lungo le vie di esodo e nelle camere, un impianto automatico di rivelazione ed allarme di incendio.
Il percorso di esodo, misurato a partire dalla porta di ogni camera e da
ogni punto dei locali comuni, può essere incrementato di ulteriori 5m, ad
esclusione dei corridoi ciechi, a condizione che:
- tutti i materiali installati in tali percorsi siano di classe 0 di reazione
al fuoco, ad eccezione di eventuali corsie di camminamento centrale, ammesse
in classe 1 di reazione al fuoco;
- le porte delle camere aventi accesso su tali percorsi, possiedano
caratteristiche RE 30 e siano dotate di dispositivo di autochiusura.
Limitatamente ai corridoi ciechi può essere consentita una lunghezza di 25 metri a condizione che:
tutti i materiali installati in tali corridoi siano di classe 0 di reazione al fuoco;
le porte delle camere aventi accesso da tali corridoi, possiedano caratteristiche RE 30 e siano dotate di dispositivo di autochiusura;
sia installato un impianto automatico di rivelazione ed allarme incendio nelle camere e nei corridoi.
Limitatamente ai corridoi ciechi è consentita una lunghezza massima di
30 m con l’ulteriore condizione che il carico di incendio delle camere che si
affacciano su tali corridoi non superi 20 kg/m2.
In corrispondenza delle comunicazioni dei piani interrati con i vani scala devono essere installate porte aventi caratteristiche di resistenza al fuoco non inferiori a REI 60, munite di congegno di autochiusura.
20.4.2. L'edificio è servito da una sola scala.
È ammesso, limitatamente alle strutture ricettive ubicate in edifici con non più di 6 piani fuori terra, disporre di una sola scala. Questa deve essere di tipo protetto in edifici con più di due piani fuori terra.
In alternativa, per le attività ricettive ubicate in edifici aventi
altezza antincendio non superiore a 32 m, è consentita l’installazione di una
sola scala a condizione che:
a) la scala sia di tipo a prova di fumo od esterna,
oppure
b) la scala sia di tipo protetto e sia installato un impianto di spegnimento
automatico esteso all’intera attività.
In alternativa, per le attività ricettive ubicate in edifici aventi altezza
antincendio non superiore a 24 m, limitate ai primi 6 piani fuori terra, e gli
ulteriori piani oltre il 6°, comunque pertinenti, non adibiti ad alloggio per
gli ospiti e/o per il personale dipendente, né a spazi comuni per il pubblico,
è consentita l’installazione di una sola scala a condizione che:
a) la scala sia protetta ed abbia caratteristiche di resistenza al fuoco
congrue con quanto stabilito al punto 19.1;
b) il solaio comune tra il 6° e 7° piano sia resistente al fuoco con
caratteristiche congrue con quanto stabilito al punto 19.1;
c) sia previsto un impianto automatico di rivelazione e di segnalazione
d’incendio esteso all’intera attività.
Per le attività ricettive, ubicate in edifici aventi altezza antincendio non
superiore a 24 m, estese oltre il 6° piano fuori terra, è consentita
l’installazione di una sola scala a condizione che:
a) la scala sia protetta ed abbia caratteristiche di resistenza al fuoco
congrue con quanto stabilito al punto 19.1, se è garantito l'accostamento
dell'autoscala dei Vigili del fuoco, oppure a prova di fumo di pari
caratteristiche di resistenza al fuoco;
b) la superficie lorda di ciascun piano servito dalla scala (escluso il piano
terra ed il piano primo qualora adibito a sala ristorante, soggiorno o spazi
comuni) non sia superiore a 350 m2, calcolata detraendo la superficie di
terrazzi e del vano scala;
c) il percorso di piano tra le porte delle camere e la scala sia limitato a 20
metri a condizione che lungo tali percorsi i materiali installati su solai,
pareti e pavimenti siano di classe 0 di reazione al fuoco;
d) le porte delle camere oltre il 6° piano abbiano caratteristiche RE 30 con
dispositivo di autochiusura;
e) sia installato un impianto automatico di rivelazione e segnalazione
d’incendio esteso all’intera attività;
f) i solai di piano abbiano caratteristiche di resistenza al fuoco congrue con
quanto stabilito al punto 19.1.
La lunghezza dei corridoi che adducono alla scala deve essere normalmente limitata a 15 m, incrementabile a 20 m o 25 m, qualora siano realizzati gli accorgimenti previsti al precedente punto 20.4.1, con l'estensione dell'impianto di rivelazione ed allarme incendio a tutta l'attività.
E’ consentito che la lunghezza massima dei corridoi che adducono alla
scala sia di 30 m con l’ulteriore condizione che il carico di incendio delle
camere che si affacciano su tali corridoi non superi 20 kg/m2.
La comunicazione del vano scala con i piani interrati può avvenire esclusivamente tramite disimpegno, anche non aerato, avente porte di tipo REI 60 munite di congegno di autochiusura.
Limitamente agli edifici a tre piani fuori terra, è consentito non realizzare le scale di tipo protetto a condizione che:
tutti i locali dell'attività siano protetti da impianto automatico di rivelazione ed allarme d'incendio;
il carico d'incendio ad ogni piano deve essere inferiore a 20 kg/m², con esclusione dei depositi, che devono essere conformi a quanto indicato al punto 8.1;
la lunghezza dei corridoi che adducono alle scale sia limitata a 20 metri, sotto l'osservanza degli accorgimenti previsti al punto 20.4.1.
E’ consentito non realizzare le scale di tipo protetto in edifici a
quattro piani fuori terra con l’adozione di uno dei seguenti gruppi di misure:
a) realizzazione delle scale e dei corridoi che adducono alle scale con
materiali di classe 0 di reazione al fuoco, ad eccezione di eventuali corsie
di camminamento centrale ammesse in classe 1 di reazione al fuoco, ed
installazione di porte almeno RE 15 a protezione delle camere; installazione
nelle camere di coperte e copriletto di classe 1 di reazione al fuoco e di
guanciali, sedie imbottite, poltrone, poltrone letto, divani, divani letto e
sommier di classe 1 IM;
b) realizzazione delle scale e dei corridoi che adducono alle scale con
materiali di classe 0 di reazione al fuoco, eliminazione completa dalle scale
stesse e corridoi di ogni altro materiale combustibile, ad eccezione di
eventuali corsie di camminamento centrale, ammesse in classe 1 di reazione al
fuoco; installazione di porte almeno RE 15 a protezione delle camere.
Resta ferma, per gli edifici serviti da scale non protette, che la lunghezza del percorso totale per addurre su luogo sicuro, sia limitata a 40 o 45 m secondo quanto specificato al punto 20.4.1.
20.4.3 – ATRIO DI INGRESSO
Nel caso in cui le scale immettano nell’atrio di ingresso, quest’ultimo
costituisce parte del percorso di esodo e pertanto devono essere rispettate le
seguenti disposizioni:
- i materiali installati nell’atrio devono essere conformi a quanto previsto
al punto 6.2, lettera a) ossia: “di classe di reazione al fuoco non superiore
a 1 in ragione del 50 % massimo della loro superficie totale (pavimento +
pareti + soffitto + proiezioni orizzontali delle scale); per le restanti parti
devono essere impiegati materiali non combustibili”. In tale ambiente non
devono essere installate apparecchiature da cui possano derivare pericoli di
incendio; qualora nell’atrio sia prevista una zona bar, è consentita
l’installazione di macchina per caffè di tipo elettrico;
- nel caso in cui è consentito che le scale siano non protette, la lunghezza
del percorso totale a partire dal piano più elevato fino all’uscita
sull’esterno, e quindi comprensiva anche del tratto interessante l’atrio,
dovrà essere non superiore a quanto stabilito all’ultimo capoverso del punto
20.4.2;
- nel caso in cui le scale siano di tipo protetto e lo sbarco, anche privo di
serramento, avvenga nell’atrio di ingresso, il percorso dallo sbarco fino
all’uscita all’esterno deve essere non superiore a 15 metri e l’atrio deve
essere separato dai locali adiacenti con strutture REI 30 e porte di
comunicazione RE 30 dotate di dispositivo di autochiusura. La lunghezza del
percorso può essere incrementata fino ad un massimo di 25 m alla ulteriore
condizione che tutti i materiali installati nell’atrio siano incombustibili e
che l'atrio ed i locali adiacenti con esso comunicanti siano protetti da un
impianto automatico di rivelazione e segnalazione d’incendio.
20.5. Vie di uscita ad uso promiscuo.
È consentita la permanenza di strutture ricettive in edifici a destinazione mista, servite da scale ad uso promiscuo, alle seguenti condizioni:
le comunicazioni dei vani scala con i piani cantinati e con le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, ammesse nell'ambito dell'edificio ai sensi del punto 5.1, lettera b), avvengano tramite porte resistenti al fuoco almeno REI 60;
l'edificio abbia altezza antincendi non superiore a 24 m ovvero abbia
altezza antincendio non superiore a 32 m, a condizione che in tutta l’attività
i materiali di rivestimento e quelli suscettibili di prendere fuoco su
entrambe le facce siano di classe 1 di reazione al fuoco ed i mobili imbottiti
e materassi siano di classe 1 IM di reazione al fuoco;
le scale siano dotate di impianto di illuminazione di sicurezza;
l'intera area dell'attività ricettiva sia protetta da impianto automatico di rivelazione ed allarme incendio;
l'attività ricettiva sia distribuita in compartimenti le cui strutture separanti, comprese le porte di accesso ai vani scala, abbiano caratteristiche di resistenza al fuoco almeno REI 60
e’ ammessa la permanenza di ambienti di ricevimento in comunicazione con
le parti comuni dell’edificio a condizione che:
- detto ambiente sia permanentemente presidiato;
- il carico di incendio sia inferiore a 10 kg/m2;
- la superficie sia inferiore a 20 m2;
- non siano presenti sostanze infiammabili;
il carico di incendio all'interno dei compartimenti non sia superiore a 20 kg/m²;
la larghezza della scala e della via di esodo sia commisurata al piano di massimo affollamento, ove è ubicata l'attività ricettiva.
Inoltre, a seconda del numero di scale, dovrà essere osservato quanto segue:
ogni piano è servito da due o più scale: il percorso massimo dalla porta delle camere alle scale dell'edificio non sia superiore a 25 m. I corridoi ciechi non possono superare la lunghezza di 15 m
è consentito che il percorso massimo dalla porta delle camere alle scale
dell'edificio non superi i 30 m e che i corridoi ciechi abbiano una lunghezza
massima non superiore a 20 m, a condizione che lungo i percorsi d’esodo i
materiali installati su solai, pareti e pavimenti siano di classe 0 di
reazione al fuoco e che le porte delle camere abbiano caratteristiche di
resistenza al fuoco almeno RE 30;
ogni piano è servito da una sola scala: l'attività ricettiva sia distribuita in compartimenti aventi superficie non superiore a 250 m²; il percorso massimo per raggiungere la scala, dalla porta di ogni camera, non sia superiore a 15 m
è consentito che l'attività ricettiva sia distribuita in compartimenti
aventi superficie non superiore a 350 m2 ed il percorso massimo per
raggiungere la scala dalla porta di ogni camera non sia superiore a 20 m a
condizione che lungo i percorsi i materiali installati su solai, pareti e
pavimenti siano di classe 0 di reazione al fuoco e che le porte delle camere
abbiano caratteristiche di resistenza al fuoco almeno RE 30.
Art. 21. Altre disposizioni.
21.1. Disposizioni tecniche.
Le attività esistenti devono, inoltre, rispettare i punti 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16 e 17 del presente decreto.
8. AREE ED IMPIANTI A RISCHIO SPECIFICO
8.1 Locali adibiti a depositi
8.1.1 LOCALI, DI SUPERFICIE NON SUPERIORE A 12 M2, DESTINATI A
DEPOSITO DI MATERIALE COMBUSTIBILE
Possono essere ubicati anche al piano camere. Le strutture di separazione
nonché le porte devono possedere caratteristiche almeno REI 60 ed essere
munite di dispositivo di autochiusura. Il carico di incendio deve essere
limitato a 60 Kg/m2 e deve essere installato un impianto automatico
di rivelazione ed allarme di incendio. La ventilazione naturale non deve
essere inferiore ad 1/40 della superficie in pianta. Ove non sia possibile
raggiungere per l'aerazione naturale il rapporto di superficie predetto, è
ammesso il ricorso alla aerazione meccanica con portata di due ricambi orari,
da garantire anche in situazioni di emergenza, semprechè sia assicurata una
superficie di aerazione naturale pari al 25 % di quella prevista.
In prossimità delle porte di accesso al locale deve essere installato un
estintore.
E’ consentito prescindere dalle caratteristiche di resistenza al fuoco e di
ventilazione quando il carico di incendio non superi 20 kg/m2 e la
superficie in pianta non superi i 5 m2.
8.1.2 LOCALI, DI SUPERFICIE MASSIMA DI 500 M2, DESTINATI A DEPOSITO
DI MATERIALE COMBUSTIBILE
Possono essere ubicati all'interno dell'edificio con esclusione dei piani
camere. Le strutture di separazione e la porta di accesso, che deve essere
dotata di dispositivo di autochiusura, devono possedere caratteristiche almeno
REI 90. Deve essere installato un impianto automatico di rivelazione ed
allarme incendi. Il carico d'incendio deve essere limitato a 60 Kg/m2;
qualora sia superato tale valore, il deposito deve essere protetto con
impianto di spegnimento automatico.
L'aerazione deve essere non inferiore ad 1/40 della superficie del locale.
Per locali fino a 100 m2 è consentito limitare la ventilazione ad
1/100 della superficie in pianta, anche mediante camini o condotte, ed
adottare strutture di compartimentazione congrue con il carico di incendio,
che non deve comunque superare i 60 kg/m2, a condizione che
l’impianto di rivelazione sia integrato da un servizio interno di sicurezza
permanentemente presente nell’arco delle ventiquattro ore costituito da un
congruo numero di addetti che consenta di promuovere un tempestivo intervento
di contenimento e di assistenza all’esodo. Gli addetti, che non possono essere
in numero inferiore a due, devono avere conseguito l’attestato di idoneità
tecnica di cui all’art. 3 della legge 28 novembre1996,
n. 609, a seguito del
corso di tipo C di cui all’allegato IX del decreto 10 marzo 1998. La
preparazione di tali addetti, ivi compreso l’uso delle attrezzature di
spegnimento, deve essere verificata ogni due anni da parte dei Comandi
provinciali dei Vigili del fuoco secondo le modalità di cui alla predetta
legge 28 novembre 1996, n. 609. Tale servizio, per locali superiori a 50 m2,
deve avere a disposizione almeno un naspo con idonee caratteristiche nelle
immediate adiacenze del locale.
In alternativa alla presenza del servizio interno di sicurezza deve essere
installato un impianto di spegnimento automatico a protezione del locale.
8.1.3 DEPOSITI DI SOSTANZE INFIAMMABILI
Devono essere ubicati al di fuori del volume del fabbricato. E' consentito
detenere, all'interno del volume dell'edificio, in armadi metallici dotati di
bacino di contenimento, prodotti liquidi infiammabili, strettamente necessari
per le esigenze igienico-sanitarie. Tali armadi devono essere ubicati nei
locali deposito.
8.2 Servizi tecnologici
8.2.1 IMPIANTI DI PRODUZIONE CALORE
Gli impianti di produzione di calore devono essere di tipo centralizzato. I
predetti impianti devono essere realizzati a regola d'arte e nel rispetto
delle specifiche disposizioni di prevenzione incendi. Nei villaggi albergo e
nelle residenze turistico-alberghiere, è consentito, in considerazione della
specifica destinazione, che le singole unità abitative siano servite da
impianti individuali per riscaldamento ambienti e/o cottura cibi alimentati da
gas combustibile sotto l'osservanza delle seguenti prescrizioni:
g) gli apparecchi e gli impianti di adduzione del gas, le superfici di
aerazione e le canalizzazioni di scarico devono essere realizzate a regola
d'arte in conformità alle vigenti norme di sicurezza;
h) gli apparecchi di riscaldamento ambiente e produzione acqua calda
alimentate a gas, devono essere ubicati all'esterno;
i) ciascun bruciatore a gas sia dotato di dispositivo a termocoppia che
consenta l'interruzione del flusso del gas in caso di spegnimento della
fiamma;
j) i contatori e/o le bombole di alimentazione del gas combustibile devono
essere posti all'esterno;
k) la portata termica complessiva degli apparecchi alimentati a gas deve
essere limitata a 34,89 kW (30000 Kcal/h);
l) gli apparecchi devono essere oggetto di una manutenzione regolare adeguata
e le istruzioni per il loro uso devono essere chiaramente esposte.
8.2.1.1 Distribuzione dei gas combustibili
Le condutture principali dei gas combustibili devono essere a vista ed esterne
al fabbricato. In alternativa, nel caso di gas con densità relativa inferiore
a 0,8 è ammessa la sistemazione a vista, in cavedi direttamente aerati in
sommità. Nei locali dove l'attraversamento è ammesso, le tubazioni devono
essere poste in guaina di classe zero, aerata alle due estremità verso
l'esterno e di diametro superiore di almeno 2 cm rispetto alla tubazione
interna. La conduttura principale del gas deve essere munita di dispositivo di
chiusura manuale, situato all'esterno, direttamente all'arrivo della tubazione
e perfettamente segnalato.
8.2.2 IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO E VENTILAZIONE
Gli impianti di condizionamento e/o di ventilazione possono essere
centralizzati o localizzati. Tali impianti devono possedere i requisiti che
garantiscono il raggiungimento dei seguenti obiettivi:
5) mantenere l'efficienza delle compartimentazioni;
6) evitare il riciclo dei prodotti della combustione o di altri gas ritenuti
pericolosi;
7) non produrre, a causa di avarie e/o guasti propri fumi che si diffondano
nei locali serviti;
8) non costituire elemento di propagazione di fumi e/o fiamme anche nella fase
iniziale degli incendi.
Tali obiettivi si considerano raggiunti se gli impianti sono realizzati come
di seguito specificato.
8.2.2.1 Impianti centralizzati
Le unità di trattamento dell'aria e i gruppi frigoriferi non possono essere
installati nei locali dove sono installati gli impianti di produzione calore.
I gruppi frigoriferi devono essere installati in appositi locali, realizzati
con strutture di separazione di caratteristiche di resistenza al fuoco non
inferiori a REI 60 ed accesso direttamente dall'esterno o tramite disimpegno
aerato di analoghe caratteristiche, munito di porte REI 60 dotate di congegno
di autochiusura.
L'aerazione nei locali dove sono installati i gruppi frigoriferi non deve
essere inferiore a quella indicata dal costruttore dei gruppi stessi, con una
superficie minima non inferiore a 1/20 della superficie in pianta del locale.
In alternativa è consentito ridurre la superficie di aerazione dei locali fino
ad 1/100 della superficie in pianta del locale a condizione che quest’ultimo
sia dotato di un sistema di rivelazione e di segnalazione d’incendio in grado
di arrestare il funzionamento dell’impianto.
Nei gruppi frigoriferi devono essere utilizzati come fluidi frigorigeni
prodotti non infiammabili e non tossici. I gruppi refrigeratori che utilizzano
soluzioni acquose di ammoniaca possono essere installati solo all'esterno dei
fabbricati o in locali aventi caratteristiche analoghe a quelli delle centrali
termiche alimentate a gas.
Le centrali frigorifere destinate a contenere gruppi termorefrigeratori ad
assorbimento a fiamma diretta devono rispettare le disposizioni di prevenzione
incendi in vigore per gli impianti di produzione calore, riferiti al tipo di
combustibile impiegato.
Non è consentito utilizzare aria di ricircolo preveniente da cucine,
autorimesse e comunque da spazi a rischio specifico.
8.2.2.2 Condotte
Le condotte devono essere realizzate in materiale di classe 0 di reazione al
fuoco; le tubazioni flessibili di raccordo devono essere di classe di reazione
al fuoco non superiore alla classe 2 .
Le condotte non devono attraversare:
- luoghi sicuri, che non siano a cielo libero;
- vani scala e vani ascensore;
- locali che presentino pericolo di incendio, di esplosione e di scoppio.
L'attraversamento dei soprarichiamati locali può tuttavia essere ammesso se le
condotte sono racchiuse in strutture resistenti al fuoco di classe almeno pari
a quella del vano attraversato.
Qualora le condotte attraversino strutture che delimitano i compartimenti,
nelle condotte deve essere installata, in corrispondenza degli
attraversamenti, almeno una serranda avente resistenza al fuoco pari a quella
della struttura che attraversano, azionata automaticamente e direttamente da
rivelatori di fumo.
Negli attraversamenti di pareti e solai, lo spazio attorno alle condotte deve
essere sigillato con materiale di classe 0, senza tuttavia ostacolare le
dilatazioni delle stesse.
È consentito che i dispositivi automatici di arresto dei ventilatori e di azionamento delle serrande tagliafuoco, negli impianti a ricircolo di aria di potenzialità non superiore a 30.000 mc/h, siano di tipo termostatico. Tali dispositivi, tarati a 70 °C, devono essere installati in punti adatti, rispettivamente delle condotte dell'aria di ritorno (prima della miscelazione con l'aria esterna) e della condotta principale di immissione dell'aria. Inoltre, l'intervento di tali dispositivi non deve consentire la rimessa in moto dei ventilatori senza l'intervento manuale.
Negli impianti di potenzialità superiore a 30.000 mc/h i dispositivi di controllo devono essere costituiti da rivelatori di fumo posti nelle condotte secondo quanto previsto al punto 8.2.2.3.
8.2.2.3 Dispositivi di controllo
Ogni impianto deve essere dotato di un dispositivo di comando manuale, situato
in un punto facilmente accessibile, per l'arresto dei ventilatori in caso
d'incendio.
Inoltre, gli impianti a ricircolo d'aria, a servizio di più compartimenti,
devono essere muniti, all'interno delle condotte, di rivelatori di fumo che
comandino automaticamente l'arresto dei ventilatori e la chiusura delle
serrande tagliafuoco. L'intervento dei rivelatori deve essere segnalato nella
centrale di controllo di cui al punto 12.2.
L'intervento dei dispositivi, sia manuali che automatici, non deve consentire
la rimessa in marcia dei ventilatori senza l'intervento manuale
dell'operatore.
8.2.2.4 Schemi funzionali
Per ciascun impianto dovrà essere predisposto uno schema funzionale in cui
risultino:
- gli attraversamenti di strutture resistenti al fuoco;
- l'ubicazione delle serrande tagliafuoco;
- l'ubicazione delle macchine;
- l'ubicazione di rivelatori di fumo, e del comando manuale;
- lo schema di flusso dell'aria primaria e secondaria;
- la logica sequenziale delle manovre e delle azioni previste in emergenza.
8.2.2.5 Impianti localizzati
E' consentito il condizionamento dell'aria a mezzo di armadi condizionatori, a
condizione che il fluido refrigerante non sia infiammabile. E' comunque
escluso l'impiego di apparecchiature a fiamma libera.
8.3 Autorimesse
Le autorimesse a servizio delle strutture ricettive devono essere realizzate
in conformità e con le limitazioni previste dalle vigenti disposizioni.
8.4 Spazi per riunioni, trattenimento e simili
Ai locali e agli spazi, frequentati da pubblico, ospite o non dell'attività,
inseriti nell'ambito di un edificio o complesso ricettivo, destinati a
trattenimenti e riunioni a pagamento o non, si applicano le seguenti norme di
prevenzione incendi. A titolo esemplificativo le suddette manifestazioni
possono comprendere:
- conferenze;
- convegni;
- sfilate di moda;
- riunioni conviviali;
- piccoli spettacoli di cabaret;
- feste danzanti;
- esposizioni d'arte e/o merceologiche con o senza l'ausilio di mezzi
audiovisivi.
8.4.1 UBICAZIONE
I locali di trattenimento possono essere ubicati a qualsiasi quota al di sopra
del piano stradale ed ai piani interrati purché non oltre 10 m al di sotto del
piano stradale.
8.4.2 COMUNICAZIONI
I locali di trattenimento con capienza inferiore a 100 persone possono essere
posti in comunicazione diretta con altri ambienti dell'attività ricettiva,
salvo quanto previsto dalle norme, relativamente alle aree a rischio
specifico.
Per gli altri locali, le relative comunicazioni con altri ambienti
dell'attività ricettiva devono avvenire mediante porte di resistenza al fuoco
almeno REI 30, purché ciò non sia in contrasto con le norme di prevenzione
incendi relative alle aree a rischio specifico.
8.4.3 STRUTTURE E MATERIALI
Per quanto concerne i requisiti di resistenza al fuoco degli elementi
strutturali e le caratteristiche di reazione al fuoco dei materiali di
rivestimento e di arredo, valgono le prescrizioni indicate ai precedenti punti
6.1 e 6.2.
8.4.4 MISURE PER L'EVACUAZIONE IN CASO DI EMERGENZA
L'affollamento massimo ipotizzabile, in quei locali in cui il pubblico trova
posto in sedili distribuiti in file, gruppi e settori, viene fissato pari al
numero dei posti a sedere. Negli altri casi esso viene fissato pari a quanto
risulta in base ad una densità di affollamento non superiore a 0,7 persone per
m2 e che in ogni caso dovrà essere dichiarato sotto la diretta responsabilità
del titolare dell'attività. I locali devono disporre di un sistema organizzato
di vie di esodo per le persone, conforme alle vigenti disposizioni in materia
ed alle seguenti prescrizioni:
a) locali con capienza superiore a 100 persone: devono essere serviti da
uscite che, per numero e dimensioni, siano conformi alle vigenti norme sui
locali di spettacolo e trattenimento. Almeno la metà di tali uscite deve
addurre direttamente all'esterno o su luogo sicuro dinamico mentre le altre
possono immettere nel sistema di vie di esodo del piano;
b) locali con capienza complessiva tra 50 e 100 persone: devono essere dotati
di almeno due uscite, la cui larghezza sia conforme alle vigenti norme di
prevenzione incendi sui locali di pubblico spettacolo, che immettano nel
sistema di vie di esodo del piano;
c) locali con capienza inferiore a 50 persone: è ammesso che tali locali siano
serviti da una sola uscita, di larghezza non inferiore a 0,90 m che immetta
nel sistema di vie di uscita del piano.
8.4.5 DISTRIBUZIONE DEI POSTI A SEDERE
La distribuzione dei posti a sedere deve essere conforme alle vigenti
disposizioni, con eccezione dei locali destinati a feste danzanti, riunioni
conviviali etc., per i quali è consentito che i sedili non siano uniti tra di
loro e siano distribuiti secondo le necessità del caso, a condizione che non
costituiscano impedimento ed ostacolo per lo sfollamento delle persone in caso
di emergenza.
9. IMPIANTI ELETTRICI
Gli impianti elettrici devono essere realizzati in conformità alla legge
n.
186 del 1° marzo 1968 (G.U. n. 77 del 23 marzo 1968).
In particolare, ai fini della prevenzione degli incendi, gli impianti
elettrici:
- non devono costituire causa primaria di incendio o di esplosione;
- non devono fornire alimento o via privilegiata di propagazione degli
incendi. Il comportamento al fuoco della membratura deve essere compatibile
con la specifica destinazione d'uso dei singoli locali;
- devono essere suddivisi in modo che un eventuale guasto non provochi la
messa fuori servizio dell'intero sistema (utenza);
- devono disporre di apparecchi di manovra ubicati in posizioni "protette" e
devono riportare chiare indicazioni dei circuiti cui si riferiscono.
I seguenti sistemi utenza devono disporre di impianti di sicurezza:
a) illuminazione;
b) allarme;
c) rivelazione;
d) impianti di estinzione incendi;
e) ascensori antincendio.
La rispondenza alle vigenti norme di sicurezza deve essere attestata con la
procedura di cui alla legge n. 46 del 5 marzo 1990 e successivi regolamenti di
applicazione.
L'alimentazione di sicurezza deve essere automatica ad interruzione breve (£
0,5 sec) per gli impianti di rivelazione, allarme e illuminazione e ad
interruzione media (£ 15 sec) per ascensori antincendio ed impianti idrici
antincendio.
Il dispositivo di carica degli accumulatori deve essere di tipo automatico e
tale da consentire la ricarica completa entro 12 ore.
L'autonomia dell'alimentazione di sicurezza deve consentire lo svolgimento in
sicurezza del soccorso e dello spegnimento per il tempo necessario; in ogni
caso l'autonomia minima viene stabilita per ogni impianto come segue:
- rivelazione e allarme: 30 minuti;
- illuminazione di sicurezza: 1 ora;
- ascensori antincendio: 1 ora;
- impianti idrici antincendio: 1 ora.
L'installazione dei gruppi elettrogeni deve essere conforme alle regole
tecniche vigenti.
L'impianto di illuminazione di sicurezza deve assicurare un livello di
illuminazione non inferiore a 5 lux ad 1 m di altezza dal piano di calpestio
lungo le vie di uscita.
Sono ammesse singole lampade con alimentazione autonoma purché assicurino il
funzionamento per almeno 1 ora.
Il quadro elettrico generale deve essere ubicato in posizione facilmente
accessibile, segnalata e protetta dall'incendio.
10. SISTEMI DI ALLARME
Gli edifici, o la parte di essi destinata ad attività ricettive, devono essere
muniti di un sistema di allarme acustico in grado di avvertire gli ospiti e il
personale presenti delle condizioni di pericolo in caso di incendio.
I dispositivi sonori devono avere caratteristiche e ubicazione tali da poter
segnalare il pericolo a tutti gli occupanti del fabbricato o delle parti di
esso coinvolte dall'incendio.
Il comando del funzionamento simultaneo dei dispositivi sonori deve essere
posto in ambiente presidiato, sotto il continuo controllo del personale
preposto; può essere previsto un secondo comando centralizzato ubicato in un
locale distinto dal precedente che non presenti particolari rischi d'incendio.
Per edifici muniti di impianto fisso di rivelazione e segnalazione d'incendio,
il sistema di allarme deve funzionare automaticamente, secondo quanto
prescritto nel punto 12.
Il funzionamento del sistema di allarme deve essere garantito anche in assenza
di alimentazione elettrica principale, per un tempo non inferiore a 30 minuti.
11. MEZZI ED IMPIANTI DI ESTINZIONE DEGLI INCENDI
11.1 Generalità
Le apparecchiature e gli impianti di estinzione degli incendi devono essere
realizzati a regola d'arte ed in conformità a quanto di seguito indicato.
11.2 Estintori
Tutte le attività ricettive devono essere dotate di un adeguato numero di
estintori portatili. Nelle more della emanazione di una apposita norma
armonizzata, gli estintori devono essere di tipo approvato dal Ministero
dell'interno ai sensi del decreto ministeriale 20 dicembre 1982 (G. U. n. 19
del 20 gennaio 1983) e successive modificazioni.
Gli estintori devono essere distribuiti in modo uniforme nell’area da
proteggere; è comunque necessario che almeno alcuni si trovino:
- in prossimità degli accessi;
- in vicinanza di aree di maggior pericolo.
Gli estintori devono essere ubicati in posizione facilmente accessibile e
visibile; appositi cartelli segnalatori devono facilitarne l'individuazione,
anche a distanza. Gli estintori portatili devono essere installati in ragione
di uno ogni 200 m2 di pavimento, o frazione, con un minimo di un estintore per
piano.
Gli estintori portatili dovranno avere capacità estinguente non inferiore a 13
A - 89 B; a protezione di aree ed impianti a rischio specifico devono essere
previsti estintori di tipo idoneo. Per attività fino a venticinque posti letto
è sufficiente la sola installazione di estintori.
11.3 Impianti idrici antincendio
Gli idranti e i naspi, correttamente corredati, devono essere:
- distribuiti in modo da consentire l'intervento in tutte le aree
dell'attività;
- collocati in ciascun piano negli edifici a più piani;
- dislocati in posizione facilmente accessibile e visibile. Appositi cartelli
segnalatori devono agevolarne l'individuazione a distanza.
Gli idranti ed i naspi non devono essere posti all'interno delle scale in modo
da non ostacolare l'esodo delle persone. In presenza di scale a prova di fumo
interne, al fine di agevolare le operazioni di intervento dei Vigili del
fuoco, gli idranti devono essere ubicati all'interno dei filtri a prova di
fumo.
11.3.1 NASPI DN 20
Le attività con numero di posti letto superiore a 25 e fino a 100 devono
essere almeno dotate di naspi DN 20.
Ogni naspo deve essere corredato da una tubazione semirigida lunga 20 m
realizzata a regola d'arte.
I naspi possono essere collegati alla normale rete idrica, purché questa sia
in grado di alimentare in ogni momento contemporaneamente, oltre all'utenza
normale, i due naspi in posizione idraulicamente più sfavorevole, assicurando
a ciascuno di essi una portata non inferiore a 35 1/min ed una pressione non
inferiore a 1,5 bar, quando sono entrambi in fase di scarica.
L'alimentazione deve assicurare una autonomia non inferiore a 60 min. Qualora
la rete idrica non sia in grado di assicurare quanto sopra prescritto, deve
essere predisposta una alimentazione di riserva, capace di fornire le medesime
prestazioni.
11.3.2 IDRANTI DN 45
Le attività con capienza superiore a 100 posti letto devono essere dotate di
una rete idranti DN 45. Ogni idrante deve essere corredato da una tubazione
flessibile lunga 20 m.
E’ consentito per le attività con capienza compresa fra 101 e 200 posti letto
e con altezza antincendio non superiore a 32 m, l’installazione di naspi con
le caratteristiche indicate al punto 11.3.1, in grado di raggiungere con il
getto l’intera area da proteggere e con le seguenti ulteriori condizioni:
- sia garantito il funzionamento contemporaneo dei 4 naspi posti in posizione
idraulicamente più sfavorevole;
- l’attività sia accessibile ai mezzi di soccorso dei Vigili del fuoco;
- sia installato un idrante DN 70, con le caratteristiche previste al punto
11.3.3, per il rifornimento dei mezzi di soccorso dei Vigili del fuoco qualora
non esista nel raggio di 100 m un’idonea fonte di approvvigionamento per i
suddetti mezzi.
Qualora l’altezza antincendio sia compresa fra 24 e 32 m deve essere altresì
installata una rete idrica antincendio con almeno un attacco DN 45 per ogni
piano collegata ad un attacco esterno DN 70 in posizione accessibile per
l’alimentazione attraverso i mezzi di soccorso dei Vigili del fuoco .
11.3.2.1 Rete di tubazioni
L'impianto idrico antincendio per idranti deve essere costituito da una rete
di tubazioni, realizzata preferibilmente ad anello, con montanti disposti nei
vani scala.
Da ciascun montante, in corrispondenza di ogni piano, deve essere derivato,
con tubazioni di diametro interno non inferiore a 40 mm, un attacco per
idranti DN 45.
La rete di tubazioni deve essere indipendente da quella dei servizi sanitari.
Le tubazioni devono essere protette dal gelo, da urti e qualora non
metalliche, dal fuoco.
11.3.2.2 Caratteristiche idrauliche
L'impianto deve avere caratteristiche idrauliche tali da garantire una portata
minima di 360 l/min per ogni colonna montante e nel caso di più colonne, il
funzionamento contemporaneo di almeno due. Esso deve essere in grado di
garantire l'erogazione ai 3 idranti in posizione idraulica più sfavorita,
assicurando a ciascuno di essi una portata non inferiore a 120 l/min con una
pressione al bocchello di 2 bar.
L'alimentazione deve assicurare una autonomia di almeno 60 minuti.
11.3.2.3 Alimentazione
L'impianto deve essere alimentato normalmente dall'acquedotto pubblico.
Qualora l'acquedotto non garantisca la condizione di cui al punto precedente,
dovrà essere realizzata una riserva idrica di idonea capacità.
Il gruppo di pompaggio di alimentazione della rete antincendio deve essere
realizzato da elettropompa con alimentazione elettrica di riserva (gruppo
elettrogeno ad azionamento automatico) o da una motopompa con avviamento
automatico. In alternativa è consentita l’alimentazione del gruppo di
pompaggio della rete antincendio con linea preferenziale qualora l’ente
distributore dell’energia elettrica garantisca la continuità di erogazione
mediante manovra sulla linea stessa ovvero, per gli alberghi fino a 200 posti
letto, una indisponibilità complessiva annua non superiore a 60 ore.
11.3.2.4 Alimentazione ad alta affidabilità
Per le attività con oltre 500 posti letto e per quelle ubicate in edifici
aventi altezza antincendio superiore a 32 m, l'alimentazione della rete
antincendio deve essere del tipo ad alta affidabilità. Affinché una
alimentazione sia considerata ad alta affidabilità dovrà essere realizzata in
uno dei seguenti modi:
- una riserva virtualmente inesauribile;
- due serbatoi o vasche di accumulo, la cui capacità singola sia pari a quella
minima richiesta dall'impianto e dotati di rincalzo;
- due tronchi di acquedotto che non interferiscano fra loro nell'erogazione,
non siano alimentati dalla stessa sorgente, salvo che virtualmente
inesauribile.
Tale alimentazione deve essere collegata alla rete antincendio tramite due
gruppi di pompaggio, composti da una o più pompe, ciascuno dei quali in grado
di assicurare le prestazioni richieste secondo una delle seguenti modalità:
- una elettropompa ed una motopompa, una di riserva all'altra;
- due elettropompe, ciascuna con portata pari a metà del fabbisogno ed una
motopompa di riserva avente portata pari al fabbisogno totale;
- due motopompe, una di riserva all'altra;
- due elettropompe, una di riserva all'altra, con alimentazioni elettriche
indipendenti.
Ciascuna pompa deve avviarsi automaticamente.
11.3.3 IDRANTI DN 70
Nelle strutture ricettive con oltre 500 posti letto e in quelle ubicate in
edifici con altezza antincendio oltre 32 m, deve esistere all’esterno, in
posizione accessibile ed opportunamente segnalata, almeno un idrante DN 70, da
utilizzare per rifornimento dei mezzi dei Vigili del fuoco. Tale idrante dovrà
assicurare una portata non inferiore a 460 l/min per almeno 60 minuti.
Nel caso la stessa rete alimenti sia gli idranti interni che quelli esterni,
le alimentazioni devono assicurare almeno il fabbisogno contemporaneo
dell'utenza complessiva.
11.3.4 COLLEGAMENTO DELLE AUTOPOMPE VV.F.
Al piede di ogni colonna montante di edifici con più di tre piani fuori terra,
deve essere installato un attacco di mandata per il collegamento con le
autopompe VV.F.
11.3.5 IMPIANTI DI SPEGNIMENTO AUTOMATICO
Oltre alla rete idranti, nelle strutture ricettive con oltre 1000 posti letto,
deve essere previsto l'impianto di spegnimento automatico a pioggia su tutta
l'attività.
12. IMPIANTI DI RIVELAZIONE E SEGNALAZIONE DEGLI INCENDI
12.1 Generalità
Nelle attività ricettive con capienza superiore a 100 posti letto deve essere
prevista l'installazione di un impianto fisso di rivelazione e segnalazione
automatica degli incendi in grado di rivelare e segnalare a distanza un
principio d'incendio che possa verificarsi nell'ambito dell'attività. Nei
locali deposito, indipendentemente dal numero di posti letto, devono essere
comunque installati tali impianti, come previsto dal precedente punto 8.1.
12.2 Caratteristiche
L'impianto deve essere progettato e realizzato a regola d'arte.
La segnalazione di allarme proveniente da uno qualsiasi dei rivelatori
utilizzati dovrà sempre determinare una segnalazione ottica ed acustica di
allarme incendio nella centrale di controllo e segnalazione, la quale deve
essere ubicata in ambiente presidiato.
Il predetto impianto dovrà consentire l'azionamento automatico dei dispositivi
di allarme posti nell'attività entro:
c) 2 minuti dall'emissione della segnalazione di allarme proveniente da due o
più rivelatori o dall'azionamento di un qualsiasi pulsante manuale di
segnalazione di incendio;
d) 5 minuti dall'emissione di una segnalazione di allarme proveniente da un
qualsiasi rivelatore, qualora la segnalazione presso la centrale di allarme
non sia tacitata dal personale preposto.
I predetti tempi potranno essere modificati in considerazione della tipologia
dell'attività e dei rischi in essa esistenti.
Qualora previsto dalla presente regola tecnica o nella progettazione
dell'attività, l'impianto di rivelazione dovrà consentire l'attivazione
automatica di una o più delle seguenti azioni:
- chiusura automatica di eventuali porte tagliafuoco, normalmente aperte,
appartenenti al compartimento antincendio da cui è pervenuta la segnalazione,
tramite l'attivazione degli appositi dispositivi di chiusura;
- disattivazione elettrica dell'eventuale impianto di ventilazione o
condizionamento esistente;
- attivazione degli eventuali filtri in sovrappressione;
- chiusura di eventuali serrande tagliafuoco esistenti poste nelle
canalizzazioni degli impianti di ventilazione o condizionamento, riferite al
compartimento da cui proviene la segnalazione;
- eventuale trasmissione a distanza delle segnalazioni di allarme in posti
predeterminati in un piano operativo interno di emergenza.
Inoltre, nelle attività ricettive con oltre 300 posti letto o con numero
superiore a 100 posti letto ubicate all'interno di edifici di altezza
superiore a 24 m, dovranno essere installati dispositivi ottici di ripetizione
di allarme lungo il corridoio, per i rivelatori ubicati nelle camere e nei
depositi. Tali ripetitori, inoltre, dovranno essere previsti per quei
rivelatori che sorvegliano aree non direttamente visibili.
13. SEGNALETICA DI SICUREZZA
La segnaletica di sicurezza dovrà essere conforme al decreto del Presidente
della repubblica n. 524/1982 . Inoltre, la posizione e la funzione degli spazi
calmi dovrà essere adeguatamente segnalata.
14. GESTIONE DELLA SICUREZZA
14.1 Generalità
Il responsabile dell'attività deve provvedere affinché nel corso della
gestione non vengano alterate le condizioni di sicurezza, ed in particolare
che:
- sui sistemi di vie di uscita non siano collocati ostacoli (depositi, mobili
ecc.) che possano intralciare l'evacuazione delle persone riducendo la
larghezza o che costituiscano rischio di propagazione dell'incendio;
- siano presi opportuni provvedimenti di sicurezza in occasione di situazioni
particolari, quali: manutenzioni, risistemazioni ecc.;
- siano mantenuti efficienti i mezzi e gli impianti antincendio, siano
eseguite tempestivamente le eventuali manutenzioni o sostituzioni necessarie e
siano condotte periodicamente prove degli stessi con cadenze non superiore a
sei mesi;
- siano mantenuti costantemente in efficienza gli impianti elettrici in
conformità a quanto previsto dalle vigenti norme;
- siano mantenuti costantemente in efficienza gli impianti di ventilazione,
condizionamento e riscaldamento. In particolare il controllo dovrà essere
finalizzato alla sicurezza antincendio e deve essere prevista una prova
periodica degli stessi con scadenza non superiore ad un anno. Le centrali
termiche devono essere affidate a personale qualificato, in conformità a
quanto previsto dalle vigenti regole tecniche.
14.2 Chiamata servizi di soccorso
I servizi di soccorso debbono poter essere avvertiti facilmente, con la rete
telefonica.
La procedura di chiamata deve essere chiaramente indicata, a fianco di
qualsiasi apparecchio telefonico dal quale questa chiamata sia possibile. Nel
caso della rete telefonica pubblica, il numero di chiamata dei Vigili del
fuoco deve essere esposto bene in vista presso l'apparecchio telefonico
dell'esercizio.
15. ADDESTRAMENTO DEL PERSONALE
15.1 Primo intervento ed azionamento del sistema di allarme
Il responsabile dell'attività deve provvedere affinché, in caso di incendio,
il personale sia in grado di usare correttamente i mezzi disponibili per le
operazioni di primo intervento, nonché di azionare il sistema di allarme e il
sistema di chiamata di soccorso.
Tali operazioni devono essere chiaramente indicate al personale ed impartite
anche in forma scritta. Tenendo conto delle condizioni di esercizio, il
personale deve essere chiamato a partecipare almeno due volte l'anno a
riunioni di addestramento e di allenamento all'uso dei mezzi di soccorso, di
allarme e di chiamata di soccorso, nonché a esercitazioni di evacuazione
dell'immobile sulla base di un piano di emergenza opportunamente predisposto.
15.2 Azioni da svolgere
In caso di incendio, il personale di un'attività ricettiva, deve essere tenuto
a svolgere le seguenti azioni:
- applicare le istruzioni che gli sono state impartite per iscritto;
- contribuire efficacemente all'evacuazione di tutti gli occupanti
dell'attività ricettiva.
15.3 Attività di capienza superiore a 500 posti letto
Nelle attività ricettive di capienza superiore a 500 posti letto deve essere
previsto un servizio di sicurezza opportunamente organizzato, composto da un
responsabile e da addetti addestrati per il pronto intervento e dotati di
idoneo equipaggiamento.
16. REGISTRO DEI CONTROLLI
Deve essere predisposto un registro dei controlli periodici, dove siano
annotati tutti gli interventi ed i controlli relativi alla efficienza degli
impianti elettrici, di illuminazione, di sicurezza, dei presidi antincendio,
dei dispositivi di sicurezza e di controllo delle aree a rischio specifico e
della osservanza della limitazione dei carichi di incendio nei vari ambienti
dell’attività, nonché le riunioni di addestramento e le esercitazioni di
evacuazione. Tale registro deve essere mantenuto costantemente aggiornato e
disponibile per i controllo da parte del Comando provinciale dei vigili del
fuoco.
17. ISTRUZIONI DI SICUREZZA
17.1 Istruzioni da esporre all'ingresso
All'ingresso della struttura ricettiva devono essere esposte bene in vista
precise istruzioni relative al comportamento del personale e del pubblico in
caso di sinistro ed in particolare una planimetria dell'edificio per le
squadre di soccorso che deve indicare la posizione:
- delle scale e delle vie di evacuazione;
- dei mezzi e degli impianti di estinzione disponibili;
- dei dispositivi di arresto degli impianti di distribuzione del gas e
dell'elettricità;
- del dispositivo di arresto del sistema di ventilazione;
- del quadro generale del sistema di rivelazione e di allarme;
- degli impianti e locali che presentano un rischio speciale;
- degli spazi calmi.
17.2 Istruzioni da esporre a ciascun piano
A ciascun piano deve essere esposta una planimetria d'orientamento, in
prossimità delle vie di esodo. La posizione e la funzione degli spazi calmi
deve essere adeguatamente segnalata.
17.3 Istruzioni da esporre in ciascuna camera
In ciascuna camera precise istruzioni, esposte bene in vista, devono indicare
il comportamento da tenere in caso di incendio. Oltre che in italiano, queste
istruzioni devono essere redatte in alcune lingue estere, tendo conto delle
provenienza della clientela abituale della struttura ricettiva. Queste
istruzioni debbono essere accompagnate da una planimetria semplificativa del
piano, che indichi schematicamente la posizione della camera rispetto alle vie
di evacuazione, alle scale ed alle uscite. Le istruzioni debbono attirare
l'attenzione sul divieto di usare gli ascensori in caso di incendio.
Inoltre devono essere indicati i divieti di:
- impiegare fornelli di qualsiasi tipo per il riscaldamento di vivande, stufe
ed apparecchi di riscaldamento o di illuminazione in genere a funzionamento
elettrico con resistenza in vista o alimentati con combustibili solidi,
liquidi o gassosi;
- tenere depositi, anche modesti, di sostanze infiammabili nei locali facenti
parte del volume destinato all'attività.
21.2. Disposizioni transitorie.
Le attività ricettive esistenti devono adeguarsi alle disposizioni del presente decreto, a decorrere dall'entrata in vigore dello stesso, entro i seguenti termini:
a) due anni per quanto riguarda le disposizioni gestionali di cui ai punti 14, 15 e 16;
b) 30 giugno 2000 per quanto riguarda l'adeguamento alle restanti prescrizioni, con esclusione di quanto previsto alla successiva lettera c);
c) otto anni per l'adeguamento, all'interno delle camere per ospiti, dei materiali di rivestimento, dei tendaggi e dei materassi a quanto previsto dal punto 19.2.
Entro un anno dall'entrata in vigore del decreto dovrà essere presentato ai Comandi provinciali dei vigili del fuoco, un piano programmato degli eventuali lavori di adeguamento a firma del responsabile dell'attività.
TITOLO III - Disposizioni relative alle attività ricettive con capacità non superiore a venticinque posti letto.
Art. 22. Generalità.
Le strutture orizzontali e verticali devono avere resistenza al fuoco non inferiore a REI 30.
Gli impianti devono essere realizzati a regola d'arte.
Deve essere assicurato per ogni eventuale caso di emergenza il sicuro esodo degli occupanti.
Devono inoltre essere osservate le disposizioni contenute nei punti 11.2, 13, 14 e 17.
TITOLO IV - Rifugi alpini.
Art. 23. Generalità.
Ai fini della presente regola tecnica i rifugi alpini sono classificati secondo i seguenti criteri:
categoria A: raggiungibili con strada rotabile;
categoria B: raggiungibili con mezzo meccanico di risalita in servizio pubblico, con esclusione delle sciovie;
Categoria C, D ed E: rifugi non rientranti nelle categorie precedenti e che vengono classificati in relazione alla situazione locale con riferimento alla quota, durata e difficoltà di accesso, nonché all'incidenza del sistema normalmente adottato per i rifornimenti.
Non rientrano nella categoria dei rifugi alpini i bivacchi fissi ed i ricoveri, intendendosi con tale denominazione quelle modeste costruzioni adibite al ricovero degli alpinisti con le seguenti peculiarità: sempre incustoditi ed aperti in permanenza, senza presenza di viveri e di dispositivi di cottura, ma con lo stretto necessario per il riposo ed il ricovero d'emergenza.
Art. 24. Regole generali.
Indifferentemente dalla categoria di appartenenza, la protezione antincendio in ogni rifugio deve essere mirata a:
ridurre i rischi che possa divampare un incendio;
limitare la propagazione del fuoco e dei fumi;
consentire a tutti gli occupanti di uscire incolumi.
In particolare devono essere rispettate le seguenti disposizioni:
a) sorgenti di innesco: devono essere eliminate le sorgenti di innesco, deve essere imposto il divieto di fumare od accendere fuochi, eccezion fatta nei locali per ciò appositamente predisposti di cui alla successiva lettera f);
b) apparecchi di cottura: sugli apparecchi di cottura (fornelli e cucine) di pertinenza del rifugio, funzionanti a gas, qualunque sia la loro potenzialità, devono essere installati rubinetti valvolati oltre ad una valvola generale di intercettazione segnalata. Con eccezione dei rifugi di cui al punto 25, le eventuali bombole di gas vanno poste all'esterno del rifugio e senza comunicazione diretta con questo;
c) depositi pericolosi: i depositi di sostanze combustibili, prodotti infiammabili, rifiuti ecc. devono essere ubicati all'esterno, od in locali separati senza diretta comunicazione;
d) porte d'esodo: dalle porte di esodo devono essere eliminate le chiusure a chiave dall'interno, i dispositivi a catenaccio a scorrere, o similari, garantendo l'apertura con l'azionamento di maniglia dall'interno. L'eventuale chiusura potrà avvenire solo dall'esterno nei periodi di inattività od in caso di cessazione della stessa. Qualora le condizioni delle precipitazioni nevose lo rendano necessario, le porte d'esodo attestate sull'esterno possono aprirsi verso l'interno;
e) inferriate: le inferriate o qualsiasi altra protezione fissa delle finestre che non ne consenta l'uso come via d'esodo di emergenza e parimenti, l'accesso ai soccorsi, devono essere eliminate;
f) locali cottura: i locali da adibirsi a cottura cibi, anche da parte degli ospiti, devono essere protetti sulle pareti per almeno 150 cm da terra, e sui pavimenti per un raggio di almeno 100 cm attorno ai posti ove vi può essere fiamma libera, con materiali di classe 0. La larghezza delle zone protette sulle pareti deve estendersi per lo stesso raggio di 100 cm;
g) protezione delle sorgenti calore: attorno alle stufe per un raggio di almeno 1 metro, sia in altezza che in larghezza devono essere disposte protezioni incombustibili. I canali da fumo, negli attraversamenti od in vicinanza di materiali combustibili, devono essere protetti evitando che vi siano punti con temperature in grado di provocare innesco sugli stessi. Per l'operazione di asciugatura degli indumenti devono essere predisposti appositi appoggi o sostegni fissi a distanza adeguata dalle sorgenti di calore onde evitare la possibilità di innesco;
h) dispositivi di chiamata: ove non sia presente e disponibile per l'emergenza un apparecchio telefonico, dovrà essere installato, in posizione segnalata e protetta, un apparecchio radio di chiamata ad alimentazione autonoma, su banda fissa, in grado di inviare automaticamente la segnalazione di soccorso per un periodo non inferiore alle 4 ore, differenziata in base al tipo di intervento richiesto e codificata per l'individuazione;
i) dotazione d'emergenza: quando la quota del rifugio superi i 2000 m sul livello del mare o, pur a quote inferiori, le condizioni meteorologiche locali che si possano presentare siano riconducibili a quelle di detta quota limite, dovrà essere reso disponibile il sacco d'emergenza. Questo, disposto in custodie sigillate, sarà costituito da un telo alluminiato a forma di sacco, atto a contenere completamente l'alpinista, o da un dispositivo analogo in grado di fornire almeno le stesse caratteristiche di salvaguardia termica. I sacchi di emergenza, in numero pari alla capienza massima del rifugio, aumentata del 20%, dovranno essere custoditi in un apposito alloggiamento, chiaramente segnalato, provvisto di chiare indicazioni sul suo uso, distante dal rifugio in modo da non essere coinvolto dall'eventuale incendio;
l) schede tecniche: a cura del titolare dovranno essere redatte schede tecniche indicanti le caratteristiche di ogni rifugio ai fini antincendio, nelle quali dovrà essere indicato nome e cognome del gestore e del responsabile della sicurezza, nominato dal titolare. Il responsabile della sicurezza dovrà provvedere almeno annualmente al controllo generale della situazione, delle dotazioni previste e dell'efficienza degli impianti.
Art. 25. Rifugi di capienza non superiore a venticinque posti.
I rifugi alpini, di qualsiasi categoria, con capienza non superiore a venticinque posti letto, devono rispettare quanto di seguito indicato:
a) le strutture orizzontali e verticali dei rifugi di nuova costruzione devono possedere caratteristiche di resistenza al fuoco non inferiori a R 30. Tale prescrizione non si applica ai rifugi esistenti;
b) devono essere svolte le prove periodiche di cui al punto 14.1 con frequenza almeno annuale;
c) fermo restando il rispetto delle prescrizioni del punto 24, è consentito mantenere all'interno del locale una sola bombola di G.P.L., di peso non eccedente i 25 kg, purché la stessa sia utilizzata per l'alimentazione di apparecchi di cottura;
d) devono essere installati estintori conformemente a quanto richiesto nel precedente punto 11.2.
Art. 26. Rifugi di capienza superiore a venticinque posti letto.
26.1. Rifugi di categoria A.
Ai rifugi alpini di questa categoria si applicano, a seconda che siano nuovi od esistenti, le disposizioni di cui alle parti I e II del titolo secondo del presente decreto.
26.2. Rifugi nuovi di categoria B, C, D ed E.
Per i rifugi di queste categorie, valgono le disposizioni di cui al titolo II parte prima. È però ammesso che:
non siano rispettate le prescrizioni dei punti 5.3 e 5.4 e siano, invece, disponibili almeno scale a pioli in grado di raggiungere tutti i piani dell'edificio. Per altezze superiori a 6 m, le scale devono essere fisse. L'ubicazione delle scale deve essere chiaramente indicata per un facile ed agevole utilizzo da parte dei soccorritori;
la frequenza delle prove periodiche di cui al punto 14.1, sia almeno annuale;
per i rifugi di cat. C, D ed E sino a 2 piani fuori terra, è consentito che il numero delle uscite sia di una per ogni piano.
26.3. Rifugi esistenti di categoria B.
Per tali rifugi valgono le disposizioni impartite al titolo II parte seconda. È inoltre richiesto che:
siano disponibili scale a pioli in grado di raggiungere tutti i piani dell'edificio. Per altezze superiori a 6 m, le scale devono essere fisse. L'ubicazione delle scale deve essere chiaramente indicata per un facile ed agevole utilizzo da parte dei soccorritori;
vi sia, per edifici con più di due piani fuori terra, per ogni piano, una seconda via di esodo e sia garantito il necessario sfollamento.
È però ammesso che:
a) la resistenza al fuoco delle strutture, indipendentemente dal carico d'incendio e dall'altezza dell'edificio, sia non inferiore a R 30;
b) non si applichi la prescrizione relativa alle separazioni con caratteristiche di resistenza al fuoco fra corridoi e stanze di cui al punto 19.5;
c) le scale siano di tipo protetto negli edifici a più di tre piani fuori terra;
d) la larghezza minima delle vie di esodo non sia inferiore a cm 60, senza ulteriori riduzioni in ragione delle tolleranze dimensionali, conteggiando la stessa con una capacità di deflusso pari a 30. Per larghezze pari o superiori a cm 90, si rimanda a quanto previsto al punto 20.2;
e) le vie di esodo, ulteriori alla prima, siano costituite da scale a pioli, realizzate in materiali incombustibili, poste all'esterno del rifugio, solidamente ancorate e con le seguenti caratteristiche minime: larghezza non inferiore a 35 cm netti sui pioli, alzata netta non superiore a 30 cm e con pioli distanti almeno 15 cm dalle pareti. Tali scale devono essere raggiungibili attraverso vani apribili, di dimensioni nette non inferiori a cm 60 di larghezza e cm 80 di altezza. Ciascuna scala a pioli, realizzata come sopra, sarà conteggiata con una capacità di deflusso pari a 20. Tali scale devono essere realizzate in conformità alle norme anti infortunistiche ed inoltre, occorre prevedere anche un corrimano continuo che sporga almeno per 30 cm dal filo dei pioli, o altro equivalente riparo. Per altezze delle scale a pioli superiori a 10 m, occorre prevedere un piano di sosta almeno di 70 cm di larghezza e di 50 cm di sporgenza dal fabbricato con parapetto normale e fermapiede, da cui sia possibile riprendere la discesa su altra scala adiacente (anche a pioli);
f) i dispositivi di illuminazione di sicurezza, e di allarme siano alimentati, qualora non sia disponibile l'alimentazione elettrica di rete, da altra fonte alternativa (gruppo elettrogeno, generatore eolico, fotovoltaico ecc);
g) nell'impossibilità di realizzare un impianto idrico antincendio per assenza di fonti idriche o riserve adeguate, le prescrizioni del punto 11.3 siano sostituite dalla disposizione di almeno un estintore di capacità estinguente 13A e 89 BC, in ragione di uno ogni 50 m² e comunque uno ogni piano;
h) la frequenza delle prove periodiche, di cui al punto 14.1, sia almeno annuale.
26.4. Rifugi esistenti di categoria C, D ed E.
A tali rifugi si applicano le prescrizioni di cui al precedente punto 26.3, con esclusione di quanto richiesto alle lettere a) e c). Inoltre non è richiesta l'osservanza del punto 19 del presente decreto. È però ammesso che, qualora non vi sia alcun tipo di alimentazione elettrica, l'illuminazione di sicurezza sia del tipo con lampade portatili ad alimentazione autonoma ed i dispositivi di allarme siano ad azionamento manuale.
Art. 27. Disposizioni transitorie
I rifugi alpini esistenti devono adeguarsi alle disposizioni del presente decreto entro cinque anni dalla sua entrata in vigore.
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